Probabilmente qualcuno nella tua azienda sta già usando un assistente AI, magari con dati dei clienti, e nessuno gliene ha mai parlato. Vietarlo non funziona. Serve qualche regola chiara e gli strumenti giusti.
I collaboratori usano chatbot gratuiti con dati dell'azienda — Lo fanno in buona fede, per lavorare meglio. Ma nessuno ha deciso quali dati si possono dare e quali no.
Nessuno sa chi ha fatto cosa — Quando un assistente interviene su un documento o su un dato, resta traccia? Di solito no.
Il timore di sbagliare con la privacy — È giusto averlo, ma spesso porta a fermare tutto invece che a metterlo in ordine.
Strumenti scelti a caso, uno per ogni reparto — Ognuno ha il suo abbonamento, e nessuno ha il quadro di cosa è in uso e con quali condizioni.
Vediamo cosa si usa davvero oggi — Spesso emerge più di quanto la direzione immagini, ed è un buon punto di partenza.
Definiamo le regole insieme a te — Su misura per il tipo di dati che tratti e per come lavorate.
Le portiamo ai collaboratori in modo semplice — Un incontro breve e una pagina di riferimento.
Le teniamo aggiornate — Gli strumenti cambiano in fretta: le regole devono poterlo fare senza ripartire da zero.
Di solito vietare non funziona: si usano lo stesso, di nascosto, e a quel punto non hai nessun controllo. Meglio dire cosa si può fare, con quali dati e con quali strumenti.
Dipende dallo strumento e dal tipo di abbonamento. Per questo gli strumenti si scelgono con cura e se ne leggono le condizioni prima di dare loro dati aziendali.
No: la valutazione legale resta al tuo consulente o al tuo responsabile della protezione dei dati. Noi ti aiutiamo a tradurre le sue indicazioni in regole pratiche e in strumenti configurati di conseguenza.
Vale per chiunque abbia dati di clienti e collaboratori che usano l'AI, quindi quasi tutti.
Per mettere ordine non serve un progetto lungo: poche conversazioni, un documento semplice e un incontro con il team.